Pubblicato anche sulla rivista L’Escalina, anno VIII numero 1, 2026
Esistono alcuni libri che raccontano la storia della Seconda Battaglia delle Alpi, che si svolse dal settembre 1944 fino alla fine della guerra nel maggio 1945, ma l’aspetto originale di questa ricerca è la prospettiva dell’osservatore: finora, gli eventi della Seconda Battaglia delle Alpi sono sempre stati descritti dalla prospettiva terrestre, mentre in questo libro la prospettiva specifica è quella degli aviatori di un’unità di osservazione dell’Aeronautica francese. Il nucleo iniziale al centro di questa storia proviene direttamente dalla Resistenza francese. Inoltre, gli aerei e gli equipaggi del Gruppo 1/35 «Aviazione delle Alpi» sorvolarono il fronte alpino quotidianamente dal Monte Bianco al mare, dall’ottobre 1944 fino alla fine del conflitto e anche dopo. I protagonisti di questa narrazione sono gli aviatori del Gruppo 1/35 che schierava al massimo sei velivoli che agivano in sinergia con l’esercito durante i combattimenti contro gli italo-tedeschi. Il libro analizza anche alcuni aspetti essenziali di natura politica. La ricostruzione è avvenuta grazie al diario di guerra del comandante Pierre Duboeuf, informazioni che sono state incrociate e integrate con la bibliografia disponibile sulla Seconda Battaglia delle Alpi, che fino ad oggi, ha quasi completamente trascurato l’aspetto aeronautico. Documenti d’archivio, anche inediti, sono stati utilizzati per scoprire nuovi dettagli su alcuni episodi, ad esempio la ricostruzione della missione di mitragliamento sul rifugio Torino sul Monte Bianco nel febbraio 1945. Da parte italo-tedesca, c’è una sola testimonianza della presenza di velivoli dell’aviazione alpina, quella del soldato Alfredo Salterini, appartenente al 3° Reggimento Granatieri della Divisione Littorio, che prestò servizio dal dicembre 1944 sulla cima del Gélas nelle Alpi Marittime, racconta: «La vita in montagna non è gioiosa, ma non è dura. Subiamo qualche cannoneggiamento dal basso, senza conseguenze e tanti sorvoli di un piccolo aereo da ricognizione». Un lavoro che offre una panoramicacompleta degli scontri, ponendo sempre al centro dellanarrazione degli eventi, l’aviazione. Gli squadroni britannici, costretti ad attraversare le Alpi durante i bombardamenti sulle città dell’Italia settentrionale dal 1940 al 1943, incontrarono numerosi problemi e subirono perdite significative. I bombardieri del Bomber Command britannico non attraversarono mai le Alpi nel settore del Monte Bianco, ma lo fecero più a sud, dove le montagne erano più basse, e nonostante queste precauzioni, i problemi abbondarono. Il primo bombardamento ebbe luogo l’11 giugno 1940, meno di ventiquattro ore prima dell’entrata in guerra dell’Italia: dei 36 bombardieri bimotore Armstrong Whitley, solo 9 raggiunsero Torino per sganciare. Dall’agosto 1943, il punto di partenza per le missioni di bombardamento sull’Italia settentrionale fu spostato dall’Inghilterra al Nord Africa e, in seguito, dall’Italia meridionale e in Corsica. Tra il 1944 e il 1945, gli aerei alleati paracadutarono uomini e tonnellate di rifornimenti per rifornire la rete della Resistenza, a costo di gravi incidenti che costarono la vita a decine di aviatori. Il colonnello Frédéric Léon Ruby, fondatore e capo dell’aviazione alpina, è la figura chiave della storia che si racconta in questo libro.

