Recensioni: Stevo Grabovac, “Dopo la festa. Un padre e un figlio. Un’eredità fatta di scrittura e memoria”

Pubblicato anche sulla rivista L’Escalina, anno VIII numero 1, 2026

L’autore è nato nel 1978, è un giornalista e scrittore serbo-bosniaco, considerato una delle voci più originali e potenti della letteratura contemporanea dei Balcani. Questo romanzo ha vinto il 70° premio NIN, in serbo Нинова награда, Ninova nagrada, è un premio letterario serbo, in precedenza jugoslavo, assegnato a partire dal 1954 dalla rivista NIN alla migliore opera letteraria pubblicata in lingua serba. Autore di prosa e poesia, accanto alla scrittura Grabovac svolge i lavori più disparati, dal muratore al magazziniere in un supermercato. Vive a Banja Luka, in Bosnia e Erzegovina.

Un figlio che ricorda il padre, tutt’uno con la sua macchina da scrivere senza alcun marchio, forse usata anche dal Maresciallo Tito e il rimando è agli anni di guerra della disgregazione della Jugoslavia. In particolare, siamo in Bosnia, il ventre molle dell’Europa con il suo bagaglio di indicibili orrori. Proprio dalla scomparsa di tre pullman nell’estate del 1992 nella zona di Bosanski Brod, pieni di bambini rom, finiti sotto i ferri chirurgici di dottori che gli espiantarono gli organi vitali per il mercato nero. Erano diretti in Europa per la salvezza, ma vennero catturati da bande paramilitari e criminali locali e, non appartenendo a nessuna delle etnie in conflitto (serbi, croati o bosgnacchi) sfruttarono i corpicini per il mercato nero degli organi. Una fossa comune il destino di quei corpi sezionati. In questi meandri si sviluppa questo romanzo che si inoltra molto nel vero. Il riscatto sociale ricercato all’estero dai giovani emigranti bosniaci non convince il nostro protagonista, indolente e autodistruttivo ma determinato a sopravvivere nella propria terra, attento a non tradire comunque l’identità di appartenenza a quell’ultima generazione di un paese che non esiste più.

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