Pubblicato anche sulla rivista L’Escalina, anno VIII numero 1, 2026
L’edizione, curata da Franco Zaio e Fiorenza Tento si apre con un grato e sempre vivo ricordo di Giuseppina Demartini (1917 – 2015) e Mario Rota (1950 – 2024) e una prefazione di Fiorenza Tento: «Oggi mi trovo a scrivere questo contributo per il nuovo libro di cui Franco Zaio è autore paziente e che io non ringrazierò mai abbastanza; con il suo lavoro tiene vivo il ricordo di persone speciali e di una lingua che ormai sentiamo sempre meno parlare: il dialetto luese». La Giuseppina del titolo, aedo domestico e di una comunità per l’autore e i collaboratori che ha ricordato e fissato su carta un tempo ormai lontano è la nonna, figura essenziale in quel microcosmo del paese monferrino, che si staglia non solo nelle persone, ma anche in questa pubblicazione che è un’altra opera di amore della memoria dell’autore Franco Zaio, il cui ritratto efficace è nelle parole di Alessandra Trisoglio che scrive: «Franco Zaio leva 1943 (amico di mio padre fin da bambini, quando tra l’altro, facevano i “cirighé” e andavano a gara per dimostrare chi serviva più messe) è un uomo a cui viene spontaneo affezionarsi, per i suoi modi cordiali e attenti, per il suo parlare pacato e gentile. Queste caratteristiche sono le fondamenta della sua passione, determinata e caparbia, che ha donato a noi pagine di cultura e tradizioni Luesi che resteranno, nero su bianco, testimonianza della storia della nostra comunità. (…) Franco mi propose di pubblicare proprio i primi racconti della Giuseppina, in uno spazio che decidemmo di denominare “Chënta Giuseppina… chënta” che ora è diventato il titolo della raccolta curata da Fiorenza. I racconti non erano mai scelti a caso ma quando possibile legati alla stagione o ad un evento particolare o addirittura allo spazio che quel mese era possibile dedicare ad essi».
Così l’autore presenta l’opera con una «sintetica presentazione e avvertenze. Seguendo criteri di omogeneità e affinità ho distribuito i racconti della signora Giuseppina in sei ambiti tematici che costituiscono i capitoli di questo volumetto. Ogni racconto si offre alla lettura in due colonne: a sinistra la versione dialettale luese e, a destra, in corsivo, la traduzione italiana, di norma letterale per non togliere smalto al valore della narrazione dialettale. All’inizio del libretto, ho riassunto in uno specchietto le norme grammaticali essenziali del dialetto luese, consultabile come ausilio per la lettura del testo. Per approfondimenti e per altre specificazioni relative a grafia, fonetica e fonologia del dialetto luese, rimando ai libri Al’è ‘n darmagi e Paròli ‘d ca nòstra, editi dall’Associazione Culturale San Giacomo, rispettivamente nel 2006 e nel 2014. In fondo al volumetto ho collocato l’indice dei racconti, strutturato per ambiti tematici secondo la traduzione italiana».
