Recensioni: Guido Alliney, “La fede, il sacro, la magia, la religiosità nella prima guerra mondiale”

Pubblicato anche sulla rivista L’Escalina, anno VIII numero 1, 2026

Suddiviso in sette capitoli, un’appendice con tavole a colori e l’indice dei nomi, il volume fornisce un ampio spettro dello «stadio metafisico» del soldato calato nella quotidianità della guerra attraverso i capitoli dedicati all’assistenza spirituale nella grande Guerra, a padri Gemelli e Caravaglios, esempi di preti sul campo, alle voci dei soldati raccolti dalle lettere e diari. Il capitolo del sacro si apre con la considerazione che la cultura dei soldati italiani della Grande Guerra era prevalentemente di tipo preindustriale e l’opportunità di studio è quella di considerare le forme di religiosità di tipo ancestrale «che, nella loro struttura di base sono comuni a tutte le società primitive». Un tema già affrontato all’epoca nell’opera di Rudolf Otto, teologo luterano nel 1917 nel suo Il sacro. L’irrazionale nell’idea del divino e la sua relazione col razionale. Aprendo una nuova via nella storia delle religioni, dove il «sacro»assume le forme più svariate nelle diverse culture, ma non è mai assente e costituisce l’intima essenza di ogni religione. Un ampio paragrafo del capitolo è dedicato alla manifestazione popolare d’eccellenza che è costituito dagli ex-voto per grazia ricevuta. La tavoletta dipinta che rappresenta la scena dello scampato pericolo è una dimensione che rappresenta il rapporto esclusivo tra il singolo soldato e la divinità, al di fuori delle pratiche religiose di consuetudine, un rapporto ancora diverso dall’uso di santini, amuleti e oggetti portafortuna che sottolineano invece il rapporto tra oggetto simbolico di protezione e singolo possessore. Nel quinto capitolo l’autore affronta lo specifico caso dei cappellani militari dei battaglioni alpini, molto interessante per l’analisi antropologica di questo specifico rapporto. Un capitolo a parte è dedicato al santuario della Consolata di Torino dove gli ex voto della Grande Guerra sono stati inventariati con cura e messi a disposizione degli studiosi e rappresentano, per l’indagine dell’autore, «un insieme di ex voto sufficientemente significativo e completo e che possa essere attribuito con verosimiglianza a specifici reparti di truppe da montagna». Il settimo capitolo è dedicato agli ex voto del 3° Alpini nel 1915 ambientati nell’Alto Isonzo.

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