Pubblicato anche sulla rivista L’Escalina, anno VI numero 2, dicembre 2024
Quasi due anni di studio presso l’archivio storico comunale di Mazzè, centro nella provincia di Torino, hanno permesso all’Autore di tracciare un significativo ed esaudiente quadro sulle vicende di un mulino e dei suoi proventi attraverso i rapporti di proprietà che testimoniano il passaggio e l’esaurimento di un regime feudale che si trascinava anche durante e dopo la Rivoluzione francese, evento che portò i suoi controversi frutti anche in Piemonte. Per oltre sessant’anni la disputa impegnò il feudatario locale, il conte Francesco Valperga di Mazzè che scomparirà nel 1840 senza eredi diretti, la Comunità e alcuni proprietari imprenditori del luogo, autorità e istituzioni del periodo francese, della restaurazione, del periodo carloalbertino e di quello unitario e post-unitario. Lite che vide via via intervenire la Commissione Esecutiva del Piemonte che negò e poi concesse il permesso alla costruzione del medesimo. Prefetti napoleonici, magistrati di diversi ordini, intendenti provinciali, enti statuali che per più di mezzo secolo, variamente e contraddittoriamente disposero e deliberarono, a volte deliberando di non deliberare. L’analisi verte sui comportamenti: il feudatario che considerava eterni i propri privilegi quasi millenari, proprietario anche dei traghetti di Mazzè e Rondissone verso il vercellese, sul fiume Dora Baltea e che si vide poi tolto il privilegio della riscossione dei diritti di transito dall’intervento regio per via della “pubblica utilità” dei nuovi ponti costruiti che sostituirono i traghetti fluviali. Il Comune, a volte schierato con la popolazione a volte invece con il feudatario, gli imprenditori, figure emergenti dal punto di vista economico che vollero svincolarsi dalla subordinazione feudale al quale la Comunità era sottoposta e ricavarne profitto economico. Paradossali interventi della prefettura napoleonica a favore del conte e tribunali della Restaurazione che si pronunciarono invece a favore della Comunità. Insomma, capire il risultato di questi avvenimenti se portarono al mutamento sociale e in quale misura. Dopo i primi due capitoli dedicati alla contestualizzazione del paese, si affrontano in rassegna gli «attori» della vicenda del mulino, la costruzione del medesimo, il suo possesso nei beni feudali, il possesso nel novero della Comunità e poi le considerazioni. Il tutto corredato da immagini, traduzioni dei documenti, un glossario dei termini desueti e dialettali e una ampia bibliografia.

