Pubblicato anche sulla rivista L’Escalina, anno VI numero 1, giugno 2024
L’Autore ha insegnato Storia medievale all’Università di Siena e ha pubblicato una serie di volumi, tra cui ricordiamo Medioevo e Risorgimento, L’invenzione dell’identità italiana nell’Ottocento (2015), La battaglia di Montaperti (2017) e Palio di Siena. Una festa italiana (2019). Interessanti anche i suoi lavori come Cadaveri eccellenti. Il corpo del sovrano nel Medioevo (2016) e Le armi, i cavalli, l’oro (2009), solo per citarne alcuni. Ammette in prefazione di aver scritto questo libro iniziando nel 2019 «ma il fulcro della riflessione, dell’elaborazione e della scrittura è avvenuto in pieno lockdown, nel 2020, quando il mondo era stordito sotto la mazzata dell’epidemia di Covid-19, che dava il senso dell’impotenza di una catastrofe; la sensazione di essere inermi in balia degli eventi. La stessa che doveva pervadere chi viveva in uno stato d’assedio».
Poco tempo dopo la pubblicazione, la parola assedio è ritornata in pieno vigore con le vicende in Ucraina e nella striscia di Gaza, con tutto il bagaglio di terrore e orrore annesso. Gli assedi considerati dall’autore tratti da una specifica «letteratura d’assedio» molto ricca e vasta, utilizza con determinata ricorrenza, gli exempla: quelli di Iotapata del 67 nella prima guerra di Vespasiano per reprimere la ribellione giudaica, quindi quello di Gerusalemme di tre anni dopo e quelli del 1098-1099, di Acri del 1191, Costantinopoli del 1203-1204 e del 1453. Gli assedi toscani di Firenze fra il 1529 e 1530, di Siena del 1554-1555 per poi dedicarsi a quello di Malta del 1565 e di Famagosta del 1570, dei molti di Parigi, di Sancerre del 1573. Di Vienna del 1683, di Torino del 1706 e quello di Mantova del 1796. Il lavoro parte dalla definizione del medesimo con l’analisi dei fondamentali: la sorpresa, l’assalto, il blocco. L’assedio sotterraneo, quello di mare appoggiato dalla flotta, poi le regine dell’assedio, cioè le macchine e infine le artiglierie, i costi di un assedio. L’Autore passa poi a considerare l’attesa che coincide con l’immagazzinamento dei viveri per resistere. Oltre alle angustie dell’assediato, ci si sofferma su quelle dell’assediante, con la composizione del campo d’assedio con i suoi hospitali e mercanti e le forche erette per l’ordine pubblico, ma anche le intemperie, gli errori che spesso determinano il fallimento dell’assedio. L’Autore si sofferma sull’aspetto giuridico delle ostilità, con quella «contesa pubblica» che porterebbe le parti ostili ad una sostanziale parità giuridica che prevede il rispetto di regole non scritte, come la tregua d’armi e gli impegni presi col nemico, con il rispetto delle chiese, dei luoghi sacri, degli araldi, della vita di chi si è arreso per permettersi il pagamento del riscatto, il «quartiere» in gergo militare. La letteratura si occupa dei casi di violazione di queste regole, come il mancato rispetto del cristiano verso il musulmano perché di altra religione e quindi non guerreggianti per la «bona guerra» ma bensì della «mala».
L’analisi continua con l’intimidazione, i supplizi degli ostaggi catturati legati alle torri d’assedio che avanzano per approcciare le mura sotto i colpi dei difensori. Il vilipendio del cadavere che l’autore menzione nell’assedio di Giaffa quando i mussulmani assediati mescolano le carcasse dei maiali ai corpi dei cristiani uccisi e i crociati, una volta conquistata la città, li ripagano con la stessa moneta. La cooperazione tra civili e soldati assediati è un altro campo d’indagine, come tutto l’apparato del capitolo all’«assedio ai nervi»: dallo spaventare alla circolazione delle false notizie (come non pensare a Marc Bloch e al suo Riflessioni di uno storico sulle false notizie di guerra). Spaventare i sopravvissuti con l’uso delle teste mozzate dei cadaveri nemici uccisi, diventa un vero e proprio leitmotiv delle guerre d’assedio. Molte pagine sono dedicate alla beffa, allo sfregio irridente. La letteratura offre poi una vasta gamma di casistiche con i martiri, gli eroi, i fuggiaschi e i traditori. L’assedio come stato d’animo, come aspettativa e come guerra tra classi. L’epilogo con le conquiste e le prede e la conclusione legata a quei tre o quattro assedi che hanno costruito l’Europa cristiana.

