Pubblicato anche sulla rivista L’Escalina, anno VII numero 1-2, 2025
Dopo le prefazioni dei rappresentanti delle istituzioni che hanno anche dato il giusto sostegno alla pubblicazione, Stefano Viaggio, per decenni giornalista RAI nella sede di Aosta e originario di Veroli (Frosinone), così presenta questo libro che da luce ad una testimonianza femminile di grande rilievo: «Chiusa nel cassetto di un comò c’era una vecchia scatola che ancor oggi esiste e conservo, in cui mia madre custodiva cinquanta lettere che la nonna Margherita aveva spedito al nonno Giuseppe durante la Grande Guerra. Per Milena, mia madre appunto, nata nel 1913 e rimasta orfana a cinque anni nel 1918, quelle lettere erano la terra di nessuno di cui parla Eric J. Hobsbawm».Un preciso riferimento al concetto espresso dal grande storico nel libro L’Età degli imperi: quella «zona crepuscolare fra storia e memoria» dove per «i singoli individui questa zona si stende dal punto di inizio delle tradizioni o memorie familiari ancora vive (diciamo dalla più antica fotografia di famiglia che il familiare più anziano è in grado di identificare o spiegare) fino al termine dell’infanzia, quando le vicende pubbliche e quelle private sono avvertite come inseparabili, e si definiscono reciprocamente». Prosegue Stefano Viaggio nella sua introduzione: «Erano avvolte in quella sorta di nebbia che si chiama infanzia e da cui emergevano insieme a due o tre fotografie di sua madre che osservavo con un po’ di timore quando me le mostrava. Margherita era giovane e bella, negli occhi di Milena apparivano le lacrime quando la guardava. Perché durante la fine del terribile conflitto mondiale, seguì la pandemia nota con il nome di febbre spagnola». Margherita, la nonna del curatore, l’autrice delle lettere, morì l’11 settembre 1918, esattamente un mese prima della fine delle ostilità in Europa (l’Italia aveva firmato una pace separata e anticipata con l’Austria-Ungheria il 4 novembre 1918). Margherita non si rassegnava alla condizione femminile del «fronte interno», voleva che il marito guadagnasse i gradi e tornasse a casa presto. Leggeva i giornali e andava al cinematografo, crescendo da sola Milena e subendo le critiche della suocera. Speranze e frustrazioni di una donna che, come milioni di altre in Europa, vivevano il dramma della guerra da casa. Margherita scriveva davvero bene per una donna di un centro rurale del meridione d’Italia e l’operazione di recupero di Stefano Viaggio ottiene il merito di aver portato una nuova voce femminile nella memorialistica della Grande Guerra e nella storia dell’emancipazione femminile.

