Recensioni: Franco Macchieraldo, “Adesso tocca a me. Il tenente Gustavo Gaia nella Prima guerra mondiale”

Pubblicato anche sulla rivista L’Escalina, anno VII numero 1-2, 2025

L’Autore ha trovato nell’Amministrazione comunale di Vigliano Biellese l’ideale sensibilità per la pubblicazione di questo suo altro lavoro dedicato alla memoria della Grande guerra: la 96ªAdunata Nazionale degli Alpini di Biella (9 – 11 maggio 2025). L’attività dell’Autore si basa su un suo peculiare interesse per la memoria orale, attività intrapresa alcuni decenni orsono intervistando con il magnetofono gli ultimi sopravvissuti della Grande Guerra. Analoghi lavori erano già stati eseguiti, ma non in Provincia di Biella. Ottenuta la lista dei Cavalieri di Vittorio Veneto dalla locale Associazione combattenti, l’Autore riuscì ad intervistarne venti e concludere nel 2007 l’operazione con la videointervista in Lombardia a Delfino Borroni, l’ultimo reduce italiano del conflitto, incontrato a 109 anni d’età. Il lavoro si snoda, con un notevole apparato fotografico di Gustavo Gaia, sul personaggio e sull’ampio materiale a disposizione oltre all’intervista: si tratta di un personaggio dell’alta borghesia piemontese, nella fattispecie quella biellese, figlio unico di madre vedova in quanto il padre Edoardo perì in un naufragio al largo di Vancouver dopo due anni di matrimoni con Giuseppina Sella, nipote di Quintino Sella, il Ministro delle Finanze che raggiunse il pareggio di bilancio con il governo Lanza (1869 – 1873). Contemporaneamente studente di Economia alla Bocconi e in Giurisprudenza all’Università di Torino, Gustavo incarna quell’afflato interventista che trovò facile motore nella classe degli studenti. Il libro regala interessanti momenti di memoria e di documenti, soprattutto le lettere alla madre che raccontano – nei limiti della censura – soprattutto lo stato d’animo del giovane tenente sbalzato al fronte e le tensioni della madre. Proprio su questo punto il libro costituisce un prezioso esempio del punto di vista femminile su un fenomeno, quello della guerra, tipica-mente maschile. Poi il rientro nella vita civile dopo la smobilitazione. Il lavoro presso l’Ufficio lane dello zio Augusto Halenke, l’alpinismo e l’ingresso nel Club Alpino Italiano fondato nel 1863 da Quintino Sella. Il matrimonio nel 1938 con Maria Luisa Schneider da cui nasceranno i figli Edoardo e Anna, poi la dichiarazione di guerra di Mussolini alla Francia nel 1940 e il tenente degli Alpini (Artiglieria da fortezza) di 43 rimette la divisa quando viene richiamato a dicembre e promosso capitano al 1° Reggimento Artiglieria da montagna ad Aosta. Destinato al fronte orientale in Russia, la grave miopia lo salva dalla partenza e viene destinato ai Lanifici Rivetti a Biella come militare addetto alla produzione delle uniformi, considerata la militarizzazione degli opifici. Con il caos seguito all’8 settembre 1943 Gustavo accompagna in Svizzera prigionieri australiani, inglesi e neozelandesi fuggiti dal campo di prigionia di Arro. Prelevato da casa il 3 marzo 1944 da militi della Repubblica Sociale Italiana, viene rilasciato. I momenti difficili della guerra civile, con i colpi sparati dai militi nella stanza dei bambini e altri momenti che sfiorano la tragedia, con la fine della guerra Gustavo riprende il lavoro di rappresentante di lane, ma la Vallarsa della Grande Guerra gli riempie il cuore e nel 1952 in occasione di una vacanza riesce a tornare. Trova il luogo esatto dove era piazzato il suo cannone e davanti una grande distesa di iris selvatici. Ma soltanto in quel luogo. Un suo soldato toscano tornato dalla licenza aveva portato con sé i bulbi e li aveva messi a dimora davanti alla bocca da fuoco. Avevano trovato un terreno ideale. Vi tornò ancora per l’ultima volta nel 1988, Gustavo si spense l’11 marzo 1997 a quasi cento anni. Anche il necrologio racconta che dell’uomo dell’alta borghesia laniera biellese con due lauree, restava quel legame intimo con la vita militare: «Costantino Gustavo Gaia, classe 1897, Cavaliere di Vittorio Veneto, Colonnello di Artiglieria della Riserva».

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